I millennial : una generazione di risparmiatori

Da una recente indagine di una nota società di Asset Management è emerso che i c.d. millennial, ovvero le persone tra i 18 e i 37 anni, sono i maggiori risparmiatori in fatto di pensione.

Si tratta di ragazzi cresciuti o nati con il digitale, gli smartphone e internet.

Sono anche altri però i dettagli che li caratterizzano: non è solo tecnologia ma anche risparmio economico.

Il 14,6% del loro reddito lo destinano alla fase del post lavoro.

Le generazioni X, tra 38 e 50 anni, risparmiano solo 11,5% , ancora meno fanno i Baby Boomers, 51 e 70 , che accantonano solo il 9,7% del loro reddito per l’integrazione pensionistica.

I Baby Boomers sono ancora oggi la generazione con il più alto potere d’acquisto e anche la generazione più fortunata della storia: hanno goduto la lunga stagione di crescita economica e di quasi piena occupazione.

Prima di parlare degli strumenti che possono essere utilizzati per crearsi una pensione di scorta, voglio analizzare con te le cause che rendono obbligatorio l’accantonamento.

Prima di tutto l’aspetto Demografico: si vive più a lungo e quindi servono più soldi.

Se nel 2050 la vita media si sarà allungata di tre anni rispetto alle attese attuali, i costi già ampi dell’invecchiamento della popolazione aumenterebbero del 50%. A lanciare l’allarme ci sono anche gli investitori istituzionali e, più nel dettaglio, i fondi pensione che in cima alla lista delle preoccupazioni mettono proprio il rischio longevità.

E del livello di copertura delle nostre future pensioni ne vogliamo parlare ?

Se va bene gli attuali millennial riceveranno come pensione ca 50% della loro ultima retribuzione al contrario di chi, per esempio, oggi è andato in pensione con l’80% del suo ultimo stipendio, a 60 anni.

Hai già pensato a cosa dovrai rinunciare fra un po’ di anni?

Tranquillo ,con una corretta pianificazione la pensione non sarà più un problema.

La cosa importante è iniziare il prima possibile perché : “Prima inizi, più tempo hai, maggiore sarà il risultato finale” .

In un piano pensionistico ci sono due variabili : il tempo ed il risparmio.

Più tempo hai a disposizione e meno sarai costretto a mettere da parte , più passano gli anni e più devi accantonare e soprattutto non potrai beneficiare in pieno del grande aiuto che i mercati finanziari sono in grado di darti , grazie alla crescita degli investimenti azionari.

Ti ricordi dell’interesse composto? E dei benefici del passare del tempo?

L’interesse composto si basa su una funzione esponenziale e l’orizzonte temporale gioca un ruolo chiave per il buon esito dell’investimento.

Mi dirai che sono noioso e ripetitivo.

Ne sono consapevole ma non conosco altro metodo, se non la costanza e la determinazione per raggiungere i propri obbiettivi.

Ora ti parlo dello strumento che si deve utilizzare per raggiungere un montante (capitale+interessi) in grado di rendere il tuo futuro il più roseo possibile.

Mica starai pensando al mitico salvadanaio a forma di porcellino?

Comunque sei sulla buona strada, il meccanismo è lo stesso.

Ogni mese compreremo quote di economia reale, azioni per capirci.

Noi addetti ai lavori lo chiamiamo P.A.C.

Operativamente i Piani di Accumulo di Capitale permettono al risparmiatore di accedere all’investimento attraverso versamenti periodici di capitale. Nella pratica il risparmiatore apporta all’investimento somme costanti, a scadenze regolari e per un periodo di durata predeterminata, per sottoscrivere una quantità di strumenti ( quote di fondi comuni di investimento) che sarà quindi diversa ad ogni versamento.

Per fare un esempio, un Piano di Accumulo con versamenti mensili da 200 euro per 120 mesi complessivi porterà a fine dei 10 anni del piano a ritrovarsi con un capitale complessivo di 24.000 euro.

A questa somma andrà aggiunto l’apprezzamento in conto capitale dello strumento in cui si è investito.

Matematicamente un Piano di Accumulo non è altro che l’applicazione di una media ponderata degli acquisti delle quote effettuate negli anni.

Alla base dei meccanismi dei Piani di accumulo di capitali c’è il sistema del Dollar Cost Averaging che consiste nell’investire, ad intervalli temporali regolari, la stessa somma di denaro per acquistare una o più azioni. Il primo a usare questo sistema fu negli anni ’50, Benjamin Graham, il maestro dell’analisi fondamentale e ispiratore di Warren Buffett.

Numerosi sono i vantaggi del Pac :

Flessibilità , si può facilmente modificare la somma da accantonare

Riduce il rischio legato a una tempistica di acquisto errata

“Costringe” l’investitore all’accantonamento di una somma in modo costante;

Investire in un PAC permette di non cadere nella cosiddetta “trappola dell’emotività” , che vede il risparmiatore investire solo quando i prezzi sono vicini massimi o disinvestire quando le quotazioni sono vicine ai minimi.

Utilizzando la metodologia del P.a.c. possono essere sottoscritti anche i fondi pensione , stessa metodologia , un po’ meno flessibili , ma grandi sono i vantaggi fiscali.

Quali sono i motivi, dunque, per aderire ad un fondo pensione?

1. Integrare la propria pensione pubblica di base

Il primo motivo coincide con la finalità stessa della pensione complementare: integrare la pensione di base, a tutela del proprio tenore di vita una volta terminata l’attività lavorativa.

2. Con poco si può fare tanto per il proprio benessere futuro

Uno dei vantaggi della previdenza integrativa è quello di essere alla portata di tutti. Non occorre essere dei “grandi investitori” per ottenere dei risultati, ma basta destinare con costanza dei piccoli importi, per poter poi, negli anni, accumulare un bel capitale.

La previdenza integrativa è una forma di risparmio finalizzato che massimizza i propri risultati nel tempo, perché flessibile, potendo cambiare le somme investite a seconda delle tue esigenze, il capitale ed i rendimenti si rivalutano e i vantaggi fiscali si cumulano.

3. Fondo pensione deducibile

Il regime fiscale della previdenza integrativa è agevolato rispetto a qualsiasi altro strumento di investimento innanzitutto perché lo Stato ne incentiva l’adesione.

I contributi versati annualmente nella forma pensionistica integrativa sono deducibili dal proprio reddito dichiarato ai fini IRPEF, entro il tetto massimo di deducibilità pari a 5.164,57€ annui. Per i giovani alla loro prima occupazione è previsto un ulteriore bonus di 2.582,29 euro annui, a partire dal quinto anno di partecipazione al fondo pensione e per i successivi 20 anni.

Inoltre sono previste delle agevolazioni fiscali:

1. – I rendimenti ottenuti con la gestione finanziaria del fondo pensione sono tassati con l’applicazione dell’imposta sostitutiva sui redditi con aliquota del 20% anziché quella del 26% normalmente applicata alle altre forme di investimento.

2. – E’ prevista una tassazione agevolata anche in fase di erogazione della pensione integrativa, sia essa liquidata sotto forma di rendita e/o capitale. Viene applicata una ritenuta, a titolo d’imposta, con aliquota massima del 15%, inferiore rispetto alle aliquote IRPEF applicate sui redditi complessivi (che vanno dal 23 al 43%).

Spesso consiglio, quindi, di “mixare” entrambi gli strumenti.

Manca poco al Natale , se sei un millennial regalati un pac o un fondo pensione , se sei un baby boomers regalalo ad una persona a te cara.

Scrivimi una mail a info@alessandrogambelli.it

Sarò lieto di poter rispondere alle tue domande e chiarire i tuoi dubbi.

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Un saluto e al prossimo articolo

Alessandro

Qual è il rischio da evitare ?

Durante la mia attività lavorativa mi sono costantemente imbattuto in risparmiatori che mi chiedevano “dritte” sull’acquisto di singole azioni e/o obbligazioni.

Nell’articolo della scorsa settimana ti ho spiegato cos’è la volatilità ,ovvero le oscillazioni più o meno ampie che hanno tutte le tipologie di investimenti in rapporto al tempo e al rendimento atteso e sottolineato quanto fosse importante non confondere tale termine con la parola rischio.

Al termine rischio la maggior parte delle persone associa il concetto di perdere soldi , non è vero ?

E tu ? Sei d’accordo con questa definizione ?

Voglio rassicurarti , si investe per guadagnare non per perdere.

In campo finanziario esistono tante tipologie di rischio (credito , tassi , specifico , mercato , ecc.ecc.) ma se riusciamo ad individuare ,comprendere e escludere il RISCHIO principale , ti sentirai più rilassato , investirai con più partecipazione e soprattutto raggiungerai più facilmente i tuoi obiettivi.

All’inizio ho parlato di “dritte”.

Un buon consulente finanziario non deve suggerirti l’acquisto solo di singoli titoli , né fare previsioni o scommesse che possono mettere a repentaglio il tuo patrimonio.

Questo nuoce gravemente al tuo benessere finanziario.

Questo rappresenta il c.d RISCHIO SPECIFICO.

Mettere tutti i tuoi soldi su una singola azienda attraverso l’acquisto di una azione o di una obbligazione ti espone seriamente alla possibilità di perdere i tuoi soldi.

Vuoi qualche esempio ? Alitalia , Cirio , Parmalat , Finmatica , Opengate ,Banca Etruria , Banca Marche.

Con queste aziende saresti rimasto con il cerino in mano.

Ci sono anche casi dove non c’è stato il fallimento totale , le prime che mi vengono in mente sono Monte Paschi e Banca Carige ma ,visti i cali superiori al 95% ,per il risultato finale cambia poco.

Mi dirai ma io compro Apple , Amazon , Google ecc.ecc.

La mia risposta è sempre la stessa : per raggiungere i nostri obiettivi non possiamo affidarci alla fortuna. Ma ci vuole una corretta pianificazione ,il giusto tempo e molta pazienza.

Singoli titoli possiamo anche acquistarli , ma per importi minimi , sempre nell’ottica della diversificazione e con metodo ben definito.

Il rischio , quello buono , che dobbiamo prenderci è il c.d. Rischio di Mercato.

Quando parlo di Mercato vuol dire affidarsi a professionisti che acquistano tanti singoli titoli replicando l’andamento della borsa nella quale abbiamo deciso di investire ,

Compriamo, attraverso un etf o un fondo , un intero indice , partendo dal più grande per capitalizzazione e lasciamo che il tempo faccio il suo lavoro.

Il MSCI World è un indice del mercato azionario composto da 1612 titoli di livello globale. Il Morgan Stanley Capital International è usato come metro di misura (benchmark) per i fondi azionari di tipo “world” (mondiali) o “global” (globali).

L’indice include una raccolta di titoli azionari di tutti i mercati dei paesi sviluppati nel mondo. L’indice comprende titoli di 23 paesi esclusi i titoli provenienti da economie di frontiera o emergenti.

Replicare un indice per un singolo risparmiatore è praticamente impossibile , sia in termini di costi che di competenze.

Attraverso una gestione professionale il nostro risultato sarà il frutto di scelte ben ponderate ,dettate da una diversificazione in costante adeguamento.

Se vuoi approfondire gli argomenti trattati non esitare a metterti in contatto con me.
Un saluto e al prossimo articolo.

La Volatilità , l’anima dei mercati finanziari

Qualsiasi risparmiatore che decide di investire dovrà “fare i conti” con la volatilità.

Nell’articolo di oggi voglio affrontare nel dettaglio questo argomento e darvi quindi la possibilità di capire in modo più approfondito un altro meccanismo degli investimenti.
Partiamo dalla definizione: cosa significa volatilità?
“Misura della variabilità dei prezzi o dei tassi di rendimento di un titolo negoziato in un mercato ufficiale”. 
Fonte:  Dizionario di Economia e Finanza Treccani.

Una bassa volatilità di una attività finanziaria indica che il suo prezzo tende ad avere piccole oscillazioni nel tempo, viceversa, un alto livello indica che l‘asset nel quale abbiamo investito subisce ampie oscillazioni di prezzo nel tempo.
Questo comporta che si avranno piccoli o grandi guadagni/perdite.

La volatilità può essere di tre tipi:

☑️ attesa: è un valore incerto, deriva infatti da una stima realizzata nel presente ipotizzando un andamento futuro.

☑️ storica: consiste nella stima della volatilità del titolo attraverso l’osservazione delle variazioni del prezzo in un periodo antecedente la data di valutazione del contratto.

☑️ implicita: rappresenta l’aspettativa futura dei movimenti di prezzo del sottostante.

Con molta frequenza al termine volatilità viene associato come sinonimo la parola rischio.
Nulla di più sbagliato.

Confondere i due termini porta in errore.
Il rischio è essenzialmente la possibilità che il rendimento effettivo di un investimento sia diverso da quello previsto (per una serie di motivi che vedremo in un’altra occasione);

La volatilità invece, come detto precedentemente, è una misura statistica che misura la variabilità attorno alla media dei rendimenti di un’attività finanziaria. 
Pertanto considera ugualmente rendimenti sopra e sotto il rendimento atteso, misurandone la dispersione.

Ad un investitore focalizzato sul medio/lungo periodo l’aumento di volatilità non deve destare preoccupazione in quanto frutto esclusivo degli umori momentanei dei mercati finanziari.

La volatilità di uno strumento finanziario dovrebbe preoccupare solo chi pensa di dover smobilizzare nell’immediato futuro. Più è lungo il periodo di detenzione dell’investimento più le conseguenze della volatilità si attenuano.

Come vedi il concetto del tempo e della pazienza torna sempre.

Quando sento parlare qualche giornalista o pseudo commentatore finanziario di crolli, tonfi o altri termini che evocano catastrofi quando le borse correggono di un paio di punti mi viene da sorridere, ricordando il 2008-2009.

Li si che la volatilità era alle stelle!
Come puoi osservare dall’immagine allegata in quei mesi le sedute con forti escursioni erano all’ordine del giorno:

I puntini rossi indicano le sedute con variazione percentuale dal minimo giornaliero al massimo giornaliero ( magari si passava da -6 a +6 o viceversa ). 
Che periodo!

Un’altra possibilità che abbiamo per ridurre, ma non eliminare, le oscillazioni di un portafoglio è l’utilizzo della diversificazione.

Utilizzare più attività finanziarie obbligazioni, azioni, materie prime, valute ecc.ecc. serve a contenere entro certi limiti la volatilità.

L’importante però è che questi asset siano fra loro decorrelati, non devono muoversi tutti allo stesso modo.

A titolo di esempio: due salgono, uno scende e uno sta fermo.

Questo ci permette di affrontare i temporali di volatilità con la massima serenità.

Per comprendere al meglio come può incidere la volatilità sulla costruzione del portafoglio, rivolgiti sempre ad un Consulente Finanziario.

Un caro saluto e al prossimo articolo.

Ma le previsioni servono a qualcosa ?

Oggi voglio illustrarti due temi che mi stanno particolarmente a cuore.

Il primo argomento di cui ti parlo è la differenza tra Time, inteso come tempo e Timing , da tradurre in tempismo.

Con molta frequenza mi trovo a dialogare con risparmiatori che mi rivolgono la fatidica domanda : “Alessandro ma questo è un momento buono per investire ?”

Beh che ti devo dire , la mia risposta è sempre la stessa : è sempre un buon momento per investire !
Sarò di parte ? La storia e il corretto uso del giusto tempo sta dalla mia parte !

L’immagine seguente ci mostra come lo stare fuori dai mercati in determinati momenti condiziona pesantemente la performance complessiva.


Analizzando l’andamento dello S&P 500 dal 1990 al settembre 2018 si evince un rendimento medio annuo del 9,9% rimanendo sempre investiti , perdendo i migliori 25 giorni di performance dell’indice il risultato passa al 6,4% e si azzera stando fuori dal mercato nei migliori 60 giorni.

Mi dirai , ma noi vendiamo ai massimi e poi compriamo quando i prezzi scendono (cercando il Timing giusto). Sembra facile ma credimi non è così, meglio applicare un metodo.

Il secondo argomento sono le previsioni finanziarie.

Esattamente tre anni fa (8 novembre 2016) si sono tenute le elezioni del 45º presidente degli Stati Uniti , tutti sappiamo come è andata a finire e soprattutto ci ricordiamo come le previsioni siano state puntualmente disattese ( strafavorita la Clinton). La stessa cosa successe qualche mese prima con la Brexit.

Più recente è stata la previsione fatta da 40 economisti di fama mondiale sui rendimenti che i titoli di stato americani avrebbero avuto a fine 2019.
Tutti gli “esperti” avevano pronosticato rendimenti tra il 3 e il 4 per cento , ora siamo al 1,85%.

A questo punto ci sta molto bene una frase del mitico Warren Buffet : “Le previsioni possono dirti molto su colui che predice , ma non ti dicono nulla sul futuro “

Tornando alla domanda iniziale mi sento di raccomandarti un corretto uso del tempo , affiancato da disciplina (diversificazione , ribilanciamento ) e molta pazienza , per quanto grande sia la tua capacità e lo sforzo alcune cose richiedono solo tempo.

“Non puoi fare un bambino in un mese mettendo incinta nove donne”(cit.)

Se hai piacere ad approfondire il corretto uso del Tempo e del Metodo e non cerchi vincenti previsioni mettiti in contatto con me.

Scrivimi una mail a info@alessandrogambelli.it
Sarò lieto di poter rispondere alle tue domande e chiarire i tuoi dubbi.

Ciao e al prossimo articolo.

Prima di gestire la situazione, gestisci la tua mente

Questa frase di Warren Buffet , uno degli uomini più ricchi al mondo e sicuramente il miglior investitore vivente, mi da modo di tornare su un argomento a me molto caro: la finanza comportamentale.

La nostra storia (ricordi l’uomo di Neanderthal? ) ci ha reso più impulsivi che riflessivi.

Siamo più emotivi e difficilmente riusciamo a controllarci.
La gestione delle emozioni di ogni singolo risparmiatore che ambisce a diventare un Investitore ha un impatto determinante nell’aumentare le probabilità del buon esito del piano concordato.

Molto spesso succede, infatti, che nei periodi di recessione o di elevata volatilità, i risparmiatori hanno tipicamente problemi di auto-controllo e prendono decisioni in modo emotivo; ciò li porta in generale a commettere errori gravi.

La stessa cosa avviene nei momenti di euforia. Nascono le bolle che ,come tali , prima o poi esplodono.

Mi piace ricordare la bolla dei tulipani nell’Olanda del 1.600, quando un fiore valeva più di una casa, e quindi ora voglio ripercorrere i momenti cruciali di una delle bolle speculative più assurde che sia mai avvenuta nella storia della finanza.

I bulbi di tulipani vennero importati in Europa dalla Turchia nel 1500 e l’Olanda fu il paese che espresse subito il maggior apprezzamento per questo tipo fiore.

Agli inizi del 1600, i tulipani coltivati in Olanda vennero colpiti da un virus non-fatale che alterò il colore dei petali generando un’ampia varietà e aumentando la rarità degli esemplari.

I prezzi iniziarono a riflettere il grado di alterazione del colore dei petali ed il possesso di un tulipano divenne uno status symbol della ricchezza economica olandese.

Sempre più persone iniziarono a richiedere tulipani e i fioristi dovettero affrontare un primo problema: la domanda per i bulbi di tulipano era notevolmente maggiore dell’offerta e tutto ciò generò un ulteriore crescita dei prezzi.
L’industria finanziaria adottò le prime mosse introducendo i bulbi di tulipano nelle contrattazioni in Borsa.
Ben presto, si inventò la possibilità di prenotare bulbi fissando un prezzo anticipato da onorare alla scadenza del contratto.

Fu la nascita dei contratti derivati denominati “futures”.

Nel 1635 fu registrata una vendita di 40 bulbi di tulipano per 100mila fiorini e cioè circa 2500 fiorini a bulbo. Un prezzo record fu pagato per il bulbo più famoso, il Semper Augustus, venduto per 6000 fiorini.

I risparmiatori olandesi considerarono il tulipano come un solido investimento per il loro futuro.
Tutti iniziarono a vendere le loro terre e ad impiegare i risparmi di una vita per acquistare sempre più bulbi.

Incredibile ma vero, un fiore aveva fatto impazzire un’economia intera.
Fu soltanto il preludio allo scoppio di quella che fu la prima bolla speculativa documentata della storia.

In pochi mesi a cavallo tra il 1636 e il 1637, il prezzo di un bulbo aumentò di circa 200 volte, ma agli inizi di febbraio qualcosa cambiò: alcuni investitori decisero di prendere profitto vendendo i loro tulipani e poco dopo un’asta di bulbi andò deserta.

Questo evento generò le prime preoccupazioni che si tradussero presto in panico innescando una corsa alle vendite senza precedenti.

I bulbi di tulipano, che fino a pochi mesi prima valevano come una casa adesso venivano scambiati alla pari con i bulbi di cipolla.

Per coloro che dovevano onorare i futures fu praticamente impossibile pagare a scadenza in quanto il prezzo concordato tempo prima era molto più alto rispetto valore corrente del bulbo. Il governo tentò di frenare il panico offrendo di onorare i contratti al 10% del valore nominale, ma la caduta del prezzo dei tulipani non si arrestò.

Nessuno ne uscì indenne dal crollo e anche coloro che avevano ottenuto profitti in passato soffrirono gli effetti di una galoppante depressione negli anni a venire.”

Il denaro e gli investimenti sono “oggetti” indissolubilmente legati alla sfera personale ed emotiva degli individui, ed è chiaro e scontato che in questi casi la non razionalità possa portare a prendere decisioni di investimento quasi sempre sbagliate.

Confusione, Paura, Impazienza sono tre stati d’animo molto pericolosi che mettono a dura prova le scelte pianificate in modo strategico.

Possono esserci diverse reazioni ed infatti, non di rado, capita che qualcuno si avvicina al così detto “fai da te”, oppure cada nella trappola dei facili guadagni seguendo i consigli di amici o conoscenti.

Ricordati che in finanza non esistono pasti gratis.

È proprio in questi momenti di paura o euforia che risulta fondamentale la presenza di un consulente finanziario che sia in grado ergere uno scudo di protezione sul tuo patrimonio, razionalizzando le tue emozioni.

Voglio salutarti raccontandoti di un commento che un mio amico cliente mi ha fatto dopo la pubblicazione dell’articolo della scorsa settimana
( quando Mario voleva vendere  ).

“Se Mario vendeva io ero pronto a comprare! “

Un saluto e al prossimo articolo

Alessandro

Ma tu sai cosa fa un Consulente Finanziario ?

Oggi ti voglio parlare di quello che è il mio lavoro di ogni giorno.
Oggi ti voglio parlare di quello che fa un Consulente Finanziario.

Sull’argomento, purtroppo c’è ancora molta poca informazione ed è facile cadere in false certezze.

Inizio con il raccontarti cosa NON è un Consulente Finanziario.

Innanzitutto, non sono un operatore di borsa.

Hai capito bene! Il Consulente Finanziario non compra e vende titoli o fondi cercando di fare meglio dei mercati finanziari. Anche perché gli addetti ai lavori e gli studi ci ricordano costantemente che i mercati, in modo continuativo, non li batte nessuno!

Ti starai chiedendo: Ma allora, se non “compri e vendi”. Che cosa fai?

Il Consulente Finanziario gestisce le tue emozioni.

Ma cosa significa “gestire le emozioni”?

Per me, significa conoscerti bene, attraverso domande, informazioni che ti chiedo e le esperienze che hai avuto nel passato.

Ascoltare le tue paure, capire le tue preoccupazioni e gli obiettivi che ti sei prefissato per te e per la tua famiglia, cercando di mitigare certi comportamenti che la nostra natura di essere umano tende a mettere in pratica.

Il nostro antenato, l’uomo di Neandertal per intenderci, era un cacciatore e il suo primo obiettivo era arrivare a sera, come possiamo pensare che l’uomo con la clave avesse la capacità di pianificare la sua pensione!!

Ma oggi non viviamo nelle caverne e quindi è obbligatorio per ognuno di noi, non limitarsi a pensare all’oggi, ma a guardare al futuro, con fiducia e con il giusto Consulente Finanziario al proprio fianco.

Beh, questo è quello che faccio.

A volte devo faticare per convincerti che non si può avere tutto e subito e che il progresso è inarrestabile.

Voglio raccontarti un episodio che mi è successo alcuni anni fa.

Era un giorno di Febbraio 2009.

Mercati finanziari in continuo calo, dopo un 2008 terribile. Ti ricordi tutta la storia dei mutui subprime, il fallimento Lehamnn Brothers ecc,ecc?
Le borse non accennavano a riprendersi, anzi si continuava a scendere.

Mi chiamò un cliente. Un cliente con un grosso patrimonio.
Non ce la faceva più, era davvero sotto pressione. Voleva vendere, aveva paura di perdere tutto, vedeva ogni giorno il suo patrimonio diminuire.

Ricordo quel giorno il telegiornale aprì con la fatidica frase: “Bruciati 200 miliardi”.

Alzai la cornetta e lui mi disse:
“Alessandro voglio vendere tutto. Non ce la faccio più, sto perdendo tutti i miei soldi, ho lavorato tutta la vita per mettere da parte quella cifra, sono anni di sacrifici. Vendiamo e salviamo quello che è rimasto.”

Chiesi di poterlo incontrare di persona. Era molto turbato e il suo stato d’animo era assolutamente comprensibile.

Venne in ufficio, in giorno stesso. Fuori faceva davvero freddo. Era febbraio.

Dentro invece faceva molto caldo, ma non era per il riscaldamento.

Gli animi erano davvero caldi.

Non c’è errore più grave in questi momenti di mercato, cosi delicati, di farsi prendere dalle emozioni e di vendere tutto.


Ero pronto ad accoglierlo: grafici, immagini, vecchi articoli di cronaca finanziaria, esempi di altri momenti di mercato simili e diverse statistiche.
Ascoltai per una buona mezz’ora le sue paure ei suoi timori.

Mario e sua moglie volevano vendere tutto.
Non ce la facevano più a sopportare quel continuo stillicidio.

Dall’altro lato io non potevo permettere che preso dall’emotività, Mario vendesse tutto.

“Mario, cerca di ascoltarmi: se non vendi e aspetti ancora, le quotazioni risaliranno e soprattutto pensa che tu vendi c’è qualcuno che compra.”
Mario mi diede fiducia. Mise da parte l’uomo di Neanderthal che è dentro di noi (l’istinto, la pancia) e ha mantenuto i suoi investimenti.

Il mercato è continuato a diminuire fino al 9 marzo del 2009 ma poi ha iniziato una repentina crescita.

Queste sono le soddisfazioni del mio lavoro , non sempre riesco a vincere con il Mario di turno, ma la mia determinazione in certi contesti è forte.

Un saluto e al prossimo articolo.
Alessandro

L’informazione , il bridge e la consulenza finanziaria

Nel precedente articolo ho parlato dell’importanza di valutare con attenzione le informazioni e le fonti dalle quali provengono.
Oggi voglio parlarti del bridge, di Consulenza Finanziaria e dell’importanza delle informazioni in ambito finanziario.

Già immagino che ti starai chiedendo se il caldo di ottobre mi ha dato alla testa, ti assicuro sto bene! Chi mi conosce un po’ sa bene quanto io sia appassionato dei giochi di carte e di strategia come gli scacchi.

Ho riscontrato più volte, diversi similitudini tra lo sport e il mio lavoro di Consulente Finanziario.

Per questo oggi ho deciso di scriverti cosa ha a che fare la Consulenza Finanziaria con il bridge. 
Ma andiamo con ordine.
Che cosa è il bridge?

Il bridge è un gioco di carte, diffuso a livello mondiale, di cui si organizzano tornei, nazionali e internazionali, campionati mondiali e olimpiadi.
Giocato da quattro giocatori che formano due coppie contrapposte, il gioco è composto di due fasi:



1. la dichiarazione
2. il gioco della carta vero e proprio.



La dichiarazione termina con un contratto, vale a dire con l’impegno da parte di una delle due coppie di conseguire un determinato numero di prese, presupponendo che un determinato seme sia assunto come briscola, oppure che si giochi senza briscola, in base al valore convenzionale dato alle singole carte”. [Fonte Wikipedia]
Concentriamoci sulla dichiarazione:

i due compagni giocatori si danno informazioni reciproche delle proprie carte usando dei sistemi licitativi convenzionali che servono a dare indicazioni il più precise possibile sui punti posseduti e sulla distribuzione delle carte. 
Più informazioni reali si hanno e più facile sarà realizzare il contratto aggiudicato.

Nella Consulenza Finanziaria, il rapporto vincente tra Consulente e Assistito è fatto di continue e reciproche informazioni che hanno lo scopo di costruire soluzioni adeguate al raggiungimento degli obiettivi prefissati e permettono al Consulente di aggiornare il cliente con regolarità sull’andamento degli stessi.

Non solo!

Più informazioni precise e dettagliate si danno al proprio Consulente Finanziario, più alte sono le possibilità di centrare gli obiettivi desiderati.

Se vuoi approfondire il gioco del bridge e il rapporto cliente-consulente mettiti in contatto con me.
Un saluto e al prossimo articolo.

Alessandro